Letture Critiche – Un giorno questo dolore ti sarà utile

Questa settimana per le Letture Critiche di All Writing useremo come spunto il delizioso romanzo di Peter Cameron “Un giorno questo dolore ti sarà utile”. Si tratta di un romanzo seducente che attrae il lettore già dal titolo, ripreso dalla citazione di Ovidio ‘Perfer et obduradolor hic tibi proderit olim’, molto incisivo anche nell’originale Someday This Pain Will Be Useful to You’.

La scelta del titolo è di fondamentale importanza ai fini commerciali e spesso l’esordiente minimizza o ignora del tutto il fatto che sia l’editore ad avere l’ultima parola su di esso (e sulla copertina, ma di questa parleremo in un articolo successivo). Essere consapevoli di tale, basilare, prassi editoriale può evitare spiacevoli inconvenienti in fase contrattuale.

Entrando nel merito del romanzo, ci accorgiamo già dalle prime pagine di avere tra le mani un romanzo di formazione nel senso più puro, nell’accezione del romanzo di formazione americano del primo dopoguerra come “Il giovane Holden” oppure “Colazione da Tiffany”. “Un giorno questo dolore ti sarà utile” è un testo breve dove l’arco di maturazione e cambiamento del protagonista si snoda di fronte agli occhi del lettore, un’incursione esigua nel tempo ma profonda nei contenuti e nelle emozioni. La scelta del genere letterario è una decisione che l’autore deve prendere a priori, antecedente alla prima parola dell’incipit, poiché la forma della storia dipenderà essenzialmente da essa. Nel romanzo di formazione il protagonista evolve verso la maturazione e questo può avvenire nell’arco di una vita (come nel romanzo di formazione dickensiano), in un fine settimana (come per Holden Caulfield) oppure in pochi mesi (come per il James di Peter Cameron). La costante è che, tra la prima  e l’ultima pagina, il personaggio principale non sarà più lo stesso.

Tale costante ci impone di prendere in considerazione il secondo aspetto tecnico in questa Lettura Critica, ovvero il punto di vista (PDV) con cui è scritto il romanzo. Anche punto di vista e focalizzazione sono decisioni che l’autore deve prendere prima di iniziare a scrivere. Peter Cameron sceglie la prima persona, una focalizzazione interna, l’unica in grado di dare lo spessore dei pensieri, dei tormenti e delle elucubrazioni del protagonista. Scegliendo questo PDV si sacrificano alcune informazioni a scapito di altre, perché il lettore sa soltanto quello che sa il personaggio e conoscerà il mondo (e gli altri personaggi in scena) solo attraverso i suoi occhi. Scegliere la prima persona significa costruire un protagonista con grande spirito di osservazione, capace di pennellare la realtà attraverso un’emotività policroma e inusuale.

“Ha sospirato, come se gli rendessi tutto molto difficile”; “Dato che i miei si sono comportati spesso in modo irresponsabile, mi dimentico che si sentono responsabili per noi”; “Se dovevo fare questa cosa, la volevo far sanguinando”: con riflessioni simili James pennella se stesso, la propria famiglia, i compagni di scuola, perfino il proprio cane (che si comporta come tale solo quando non è in pubblico) rendendo l’ordinario speciale.

E con questa ultima considerazione arriviamo sottolineare un elemento ricorrente nelle nostre Letture Critiche, vale a dire la pratica di legare la storia a eventi storici reali, meglio ancora se tragici. Nel romanzo di Peter Cameron l’evento in questione è l’attentato alle Torri Gemelle dell’undici settembre, al quale James ha assistito in prima persona poiché la sua scuola si trovava di fronte al World Trade Center. Questa informazione, ben più della presunta e poi confermata omosessualità di James e del suo reticente coming out, è tanto sottile quanto fondamentale. È sufficiente che la psicoterapeuta ne faccia cenno per accendere nel lettore un sentimento di condivisione ed empatia. Se avesse menzionato un qualsiasi altro evento tragico (una sparatoria, un incidente, un incendio) l’impatto emotivo sul lettore sarebbe stato di sicuro minore. Lo stesso James esplicita in modo critico questo sentimento di “appropriazione collettiva” da parte del mondo di un dolore che, in definitiva, è della popolazione di New York e dei congiunti delle vittime. Eppure nell’immaginario collettivo l’undici settembre è diventato un dolore universale, transoceanico. L’operazione di scegliere proprio quell’evento, di accennarvi come probabile causa del vero malessere di James, rende universale anche la sua sofferenza.

Greta Cerretti