Nel silenzio delle nostre parole

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“Quante parole ci diciamo che sono solo silenzio? Perché vorremmo dirne altre ma non abbiamo il coraggio di dargli voce.”

Con il romanzo “Nel silenzio delle nostre parole” Simona Sparaco ha vinto l’edizione 2019 del concorso DeA Planeta. I nostri articoli parlano di tecnica narrativa e spesso si rivolgono ad autori che ancora devono affermarsi nel panorama editoriale. Va da sé che quando tra i vincitori di un concorso così gettonato spunta un nome ben noto (già vincitore di altri concorsi e finalista al Premio Strega) molti storcono il naso, riattivando la mai sopita polemica della “casta” dell’editoria italiana. Verità o no, c’è un solo modo per esprimere il proprio parere con cognizione di causa, vale a dire leggere il romanzo e provare a esprimere su di esso un’opinione tecnica e circostanziata che vada oltre il gusto personale o il pregiudizio di classe.

Intendiamoci subito: il libro di Simona Sparaco incontra precisamente il gusto di chi scrive, sia come stile sia come contenuti. Fatta questa doverosa premessa, entriamo nel dettaglio.

         Temi universali

Il romanzo affronta in modo diffuso un argomento senza dubbio universale: il rapporto tra genitori e figli. Attraverso la scelta di personaggi ben selezionati, al lettore viene offerta una panoramica di tutte le età (dal neonato all’anziano) molte nazionalità (il romanzo è ambientato a Berlino ma i protagonisti sono italiani, ucraini, russi, indiani, tedeschi) e l’espressione di diversi orientamenti sessuali e religiosi. E questo è sicuramente un elemento tecnico vincente, sul quale abbiamo più volte discusso, perché offrire un “menù” più completo possibile aiuta a incontrare il gusto di molti (se non di tutti). Difficile? Forse sì, forse no. Di certo Simona Sparaco lo fa con grande maestria.

    Elemento esotico

Scelti i personaggi, nell’incipit troviamo l’elemento esotico: l’incendio. L’autrice dichiara da subito che ci sarà una tragedia. Sta al lettore scoprire, pagina dopo pagina, se qualcuno si salverà, in che modo e come l’evento traumatico coinciderà con una trasformazione. L’elemento esotico è ormai il dettaglio tecnico di cui non mi stanco mai di parlare: nella sua semplicità, il romanzo è suddiviso in tre parti (innesco, combustione, estinzione) che non soltanto rappresentano le fasi di un incendio ma anche le fasi della vita dei protagonisti, con la creazione di un pregevole effetto metatestuale. Difficile? Forse sì. Certo è che non progettare un elemento esotico nel proprio romanzo è un deciso punto a sfavore.

     E il punto di vista?

Dopo queste due cornici, Simona Sparaco sceglie una tecnica che spesso gli editor sconsigliano, vale a dire alternare il punto di vista di tutti i personaggi in scena. Spesso l’autore viene dissuaso dall’applicare questa tecnica perché rischia di essere “confusiva”, facendo perdere il lettore. Io personalmente la prediligo anche come scrittore, oltretutto perché è possibile utilizzare un banale escamotage (che poi è quello scelto dalla Sparaco) di mettere il nome del personaggio all’inizio del capitolo. Bricioline di pane per tutti i Pollicino delle librerie.

L’amalgama di queste sapienti scelte tecniche è un libro godibile, emozionante, istruttivo. Commovente, senza dubbio, capace di raggiungere le corde più profonde dell’animo umano. Non tutti sono genitori ma ognuno di noi è stato figlio: impossibile non ritrovare pezzi di se stessi in questa lettura.

Vittoria più che meritata, nome famoso oppure no.

Articolo di Greta Cerretti

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