Letture Critiche – Smarrimento

Questa settimana nella rubrica Letture Critiche parliamo del meraviglioso romanzo di Richard Powers “Smarrimento”, pubblicato a ottobre 2021 da La nave di Teseo. Utilizzando l’aggettivo meraviglioso ci siamo già sbilanciati (lasciando intendere quanto il romanzo ci sia piaciuto) ma come sempre nei nostri articoli proveremo a esprimere l’entusiasmo ricontestualizzandolo in termini di tecnica narrativa e marketing editoriale.

Il primo elemento degno di nota è, ancora una volta, l’elemento esotico del romanzo (ne abbiamo parlato precedentemente qui e qui). In “Smarrimento” di elementi esotici ne abbiamo più di uno: abbiamo il neurofeedback emozionale a cui viene sottoposto Robin e abbiamo il programma di simulazione dell’astrobiologo Theodore. Poco importa quanto tali innovazioni scientifiche siano frutto dell’immaginazione dell’autore e quanto invece si tratti di tecniche in via di sviluppo. Quel che accade immergendoci nella storia è di passare dalla massima introspezione (la cattura e riproduzione delle emozioni umane) alla massima esplorazione (la scoperta di forme di vita differenti dalla nostra in luoghi immaginari dei quali aspettiamo le coordinate). In mezzo c’è Robin e il terzo elemento esotico, il più affascinante del romanzo: il pianeta Terra. Il bambino guarda al nostro pianeta con gli occhi che furono della madre e ce lo mostra per come non lo conosciamo e non lo comprendiamo. Si va molto oltre l’ambientalismo, l’ecologia e l’essere vegani. Siamo immersi nell’emotività di una creatura fragile che non può mangiare una torta con le uova senza tradire la memoria della madre scomparsa, una creatura che si sforza di tenere in equilibrio l’idea che quella stessa madre lo amasse eppure che sia andata incontro alla morte pur di non investire una minuscola creatura, lasciandolo orfano. E allora ecco il neurofeedback coinvolgere il lettore, per emulazione guardiamo con occhio nuovo quello stesso mondo in cui ogni giorno compiamo un passo sapendo di distruggerlo anche solo con la nostra presenza. Come accade con i cairn.

Proprio riflettendo sui cairn, si arriva al secondo elemento del romanzo su cui voglio porre attenzione: il finale. In un romanzo il finale è importante quanto l’incipit. Ogni finale ha bisogno di respiro per sanare le ferite che sono state aperte, sciogliere i nodi che sono stati stretti, far sì che tutti i fili delle trame parallele confluiscano armonicamente in un’appagante conclusione. Appagante non coincide con lieto fine: significa armonizzare la chiusa con le premesse. La chiusa perfetta per “Smarrimento”, a mio avviso, coincide proprio con i cairn e con il sacrificio di Robin. Quanti di noi sono consapevoli dei danni ambientali di una minuscola torre di sassi? E quanti, seppur consapevoli, sono disposti a immolarsi pur di restituire integrità all’ecosistema di un corso d’acqua? Tutto quel che, nella narrazione, avviene dopo questo momento appare una sorta di aggiunta posticcia, uno strascico che Powers ha inserito più per rispondere ad alcune non scritte norme di mercato (che vogliono un finale positivo a tutti i costi) più che a una legge intrinseca nel suo romanzo. Tale scelta non diminuisce il valore dell’opera, ma invita lo scrittore a riflettere tra quel che vuole comunicare e quel che deve comunicare in ottica di vendita e marketing.

Proprio parlando di marketing, in ultimo voglio spendere qualche parola per elogiare la copertina di “Smarrimento”. Abbiamo ribadito più volte che la scelta di titolo e copertina sono appannaggio dell’editore, ma questo non significa che come autori non possiamo avanzare proposte. E, per farlo, è opportuno riflettere sui requisiti che deve avere un’immagine e da questo punto di vista la copertina di “Smarrimento” è un modello perfetto. Quando la si guarda per la prima volta può risultare una copertina quasi anonima e certamente non d’impatto. Ma quando si chiude il romanzo dopo aver letto la parola fine, l’impressione è diametralmente opposta. Ogni dettaglio richiama con assoluta precisione gli elementi narrativi: l’occhio di Robin è un pettirosso, il profilo del bambino è interamente intriso di natura e al centro della scena troneggia un meraviglioso airone. Nessun cairn. Produrre una copertina cucita come un abito sartoriale fa sì che la confezione del libro possa esaltarne il contenuto.

Articolo di Greta Cerretti

 

 

                           Leggo perché non so volare