Le figure retoriche parte I

Le figure retoriche - Prima Parte

Inizio a dipingere questo post, grazie a un pennello speciale che si chiama immaginazione. Ho appena utilizzato un’allegoria (figura retorica consistente nella costruzione di un discorso in cui i significati letterali dei singoli termini passano in secondo ordine rispetto al significato simbolico dell’insieme). Molti sostengono che un’allegoria sia una sorta di metafora (ovvero la sostituzione di un termine con una frase figurata legata a quel termine da un rapporto di somiglianza): in quel caso, avrei detto che questo post è un affresco.

Sarò oggi per voi Un guru, volendo descrivermi con un’antonomasia (figura retorica che consiste nel sostituire al nome proprio di una persona un termine che indichi la qualità che la caratterizza per eccellenza).

Scegliere di parlare di figure retoriche senza cedere alla tentazione di fare uno sterile elenco è un ginepraio. Ed eccomi a fare un’allusione (ovvero affermare una cosa con l’intenzione di farne intendere un’altra, che con la prima ha un rapporto di somiglianza). Badate bene: non ho fatto una similitudine (figura retorica consistente in un paragone istituito tra immagini, cose, persone e situazioni, attraverso la mediazione di avverbi di paragone o locuzioni avverbiali: come, simile a, a somiglianza di) perché altrimenti sarebbe stato come un rovo di spine.

Il lettore che non mi segue in questo cammino, peste lo colga. Eh sì, è proprio un anacoluto (una frase il cui andamento risulta irregolare, a causa di un cambiamento di soggetto nel corpo dell’enunciato).

Proseguo con stanco entusiasmo, ma solo perché desidero utilizzare un ossimoro (forma di antitesi di singole parole che vengono accostate con effetti paradossali).

State leggendo un buon articolo, d’ottima fattura, il migliore di tutti i tempi? Non so, ma di certo io ho utilizzato un climax (procedimento retorico che consiste nella disposizione di frasi, sostantivi e aggettivi in una progressione “a scala”, secondo una gradazione ascendente, a suggerire un effetto progressivamente più intenso).

Ma no, ma no! Ecco chiamata in causa l’enfasi ( ovvero mettere in rilievo una parola o un’espressione, grazie a una particolare sottolineatura, che può tradursi in forma esclamativa, affettata o sentenziosa). Assisterete a un soliloquio che potrebbe annoiarvi fino a farvi passare a miglior vita, per sfruttare un consumato eufemismo (figura retorica adoperata per attenuare una espressione ritenuta troppo cruda, irriguardosa) oppure vi limiterete a essere meno sorridenti? Eccolo il lilote ( attenuazione di un concetto mediante la negazione del contrario). Comunque non infrango alcuna legge, ma il giudizio è negli occhi di chi legge. Vi è piaciuta questa diafora? (figura retorica che consiste nel ripetere una parola usata in precedenza con un nuovo significato o una sfumatura di significato).

Entusiasta mi appresto a stupirvi, generando una inversione (fenomeno linguistico consistente nello spostamento degli elementi costitutivi di una frase in una disposizione che capovolge la normale struttura sintattica, per conferire all’elemento anteposto un particolare risalto espressivo).

Tu, lettore incompetente, vuoi che t’interroghi su quanto detto finora? Oppure ti è sufficiente questa invettiva? (figura retorica che consiste nel rivolgersi improvvisamente e vivacemente a persona o cosa presente o assente, con un tono di aspro rimprovero o di accusa). Vorrei sapere se desideri che ti rivolga domande più approfondite sui concetti espressi finora, ma solo per mostrarti una reiterazione (figura retorica consistente nel ripetere uno stesso concetto con altre parole) perché alla fine di questo viaggio il mio intento è farti conoscere in maniera più approfondita quello che è l’oggetto della mia disquisizione. Che fatica, però, utilizzare la perifrasi (figura retorica consistente nell’ usare, invece del termine proprio, una sequenza di parole per indicare una persona o una cosa). A me stanca e affatica : e con questo vi ho donato anche un pleonasmo (espressione sostanzialmente non necessaria, in un dato contesto: espressione, cioè, che non aggiunge niente dal punto di vista qualitativo alla frase in cui è inserita).

Non vi dico quanto sono stata tentata di farla finita dopo la prima pagina, ma solo per non privarvi del piacer di leggere questa preterizione (figura retorica che consiste nel fingere di voler tacere ciò che in realtà si dice).

Ma questo post lo leggerete fino alla fine, giusto? Non potevo concludere se non con una interrogazione retorica (proposizione espressa in forma interrogativa, che non chiede però risposta in quanto la contiene già in sé, affermativa o negativa).

Ma la fine vera non è, perché le figure retoriche sono talmente tante che avremo bisogno di un secondo…

Non indovinate “secondo” cosa? Non prendetevela con me, ma con la reticenza ( figura retorica consistente nell’interrompere e lasciare in sospeso una frase facendone intuire al lettore o all’ascoltatore la conclusione, conclusione che comunque viene taciuta deliberatamente per creare nell’ascoltatore o nel lettore una particolare e viva impressione).