Gli “sconsigli” di Antonio Lanzetta – Intervista all’autore

C’è solo una cosa più preziosa di un buon consiglio su cosa fare: l’indicazione di cosa NON fare. Un cartello di avvertimento, il segno su una mappa che avvisi dei pericoli, grandi e piccoli, che si trovano sul nostro percorso. E se scrivere professionalmente è un’avventura entusiasmante, come tutti i viaggi che valga la pena intraprendere comporta anche dei pericoli. Nulla di davvero terribile, certo. Ma errori che possono costare cari agli aspiranti scrittori anche solo in termini di tempo, una risorsa che è invece saggio imparare a gestire. E dunque: quale modo migliore per disinnescare queste trappole che apprendere dai migliori? Quelli bravi, che il mestiere l’hanno imparato, e approcciano penna e tastiera come solo i professionisti sanno fare.

Nelle prossime settimane accoglieremo nella nostra rubrica di Letture Critiche degli autori in grado di fornirci quelli che ci piace definire “sconsigli”.

Il nostro primo ospite è Antonio Lanzetta e, se siete appassionati di thriller e noir, difficilmente non sarete incappati in qualche suo titolo, dai romanzi pubblicati con La Corte Editore, come Il buio dentro o I figli del male, oppure il recentissimo L’uomo senza sonno, andato in stampa per Newton Compton. Autore abituato alle atmosfere nere e cupe di gialli che sanno come fare paura, Lanzetta ha anche le idee chiare riguardo quelli che possono essere gli errori classici degli autori più o meno in erba. Ecco i suoi sconsigli, dunque, insieme a un’ultima dritta: dategli ascolto!

1) “Non pensate di poter scrivere romanzi senza essere – soprattutto – dei forti lettori. Essere scrittori non è una moda e nemmeno uno sport, al di là delle belle chiacchiere sullo studio e il talento, uno deve avere il chiodo fisso per la letteratura. Si deve essere ossessionati dai libri e vivere per e in funzione di essi.”

Quanto è vero. Se la dedizione, da sola, non garantisce risultati, altrettanto vale per la predisposizione naturale a scrivere, spesso scambiata per un talento autopercepito. Inoltre, i libri non sono solamente parole. Bisogna imparare a vederli come un prodotto complesso, strutturato, frutto di un lavoro in più fasi.

2) “Non scrivere per vendere e cercare di replicare il successo degli altri. In Italia, particolarmente, gli editori cercano di cavalcare i trend: per esempio, dopo il successo di Elena Ferrante e Stefania Auci, stanno tutti lì a scrivere saghe familiari, convinti che – per qualche assurdo motivo – venderanno lo stesso numero di copie. Puttanate. Bisogna scrivere ciò che si sa scrivere, quello che si sente, senza correre dietro alle mode. La storia ci insegna che le mode vanno e vengono.

Una strategia può ispirare, un soggetto calcolato può avere i suoi pregi, ma anche questo non basta ad assicurare anche solo di essere in presi considerazione dagli editori. Omologarsi non solo spegne gli eventuali contributi originali, ma è poco furbo: con i tempi medi che servono per arrivare dal manoscritto al libro fatto e finito, la moda che intendevate seguire è probabilmente passata.

3) “Non rompere il cazzo alla gente con l’autoreferenzialità. Soprattutto sui social. Non lo so, ma avete mai visto un autore professionista che fa segnali di fumo sui gruppi social per attirare l’attenzione? Io raramente, perché non si vendono così i libri. Non c’è niente di male nel farsi conoscere, ma ci sono modi giusti per farlo. Apritevi una pagina autore, per esempio, e spendete qualche euro in sponsorizzazione e targeting degli utenti, piuttosto che costringermi a scrivere questo post. In ogni caso, che pubblichiate con Mondadori o la tipografia sotto casa, con l’autoreferenzialità indiscriminata fate solo la figura dei dilettanti.”

Educazione, buon senso e capacità di interagire con gli altri non bastano mai. Specie on line. Non andreste a citofonare alle tre del mattino al vostro autore preferito, vero? Beh, forse qualcuno di voi sì. Ma non aspettatevi che vi accolga con una tazza di caffè. Se siete fortunati, vi ignorerà. Quel che è certo, invece, è che vi farete velocemente la fama degli scocciatori.

Intervista a  cura di Andrea Gualchierotti