Aggettivi e Avverbi

Aggettivi e Avverbi: croce e delizia

 

Mark Twain diceva: “E quando
acchiappi un aggettivo, ammazzalo. No, non dico tutti quanti, ma
uccidine la maggior parte, e allora quelli che restano saranno tutti importanti.”

L’inserimento
nei propri scritti di aggettivi a profusione, spesso anche con lo stesso
significato, anziché arricchire il testo lo impoverisce. Più i termini sono
generici più la situazione peggiora: termini inflazionati e insipidi come grande,
bello, vecchio, importante, simpatico, alto, basso diluiscono la compattezza
della scrittura e non aggiungono nulla di significativo, poiché non hanno
impatto visivo. L’aggettivo “bello” è talmente personale e suscettibile
d’interpretazione che non riesce in alcun modo a caratterizzare il sostantivo a
cui fa riferimento. Ci sono altri aggettivi che dovrebbero illuminare il
sostantivo che accompagnano, rafforzarne il senso oppure modificarlo in modo
inaspettato, combinarsi in un’immagine inattesa, un ossimoro, una sonorità, un effetto
di ritmo.

Anche gli avverbi
vanno usati con parsimonia poiché spesso creano ridondanze e appesantiscono la
lettura. Sarah Waters, autrice di “Ten Rules for Writing Fiction”, diceva: “Non
scrivere in modo pesante. Evita le frasi ridondanti, gli aggettivi che
distraggono, gli avverbi superflui. I principianti, specialmente, sembra che
pensino che scrivere narrativa richieda un tipo speciale di prosa fiorita,
completamente diversa da ogni tipo di linguaggio che si può incontrare nella
vita di tutti i giorni. Questo è un malinteso su come si producono gli effetti
della narrativa, e può essere scacciato obbedendo alla Regola numero 1: leggi
come un pazzo. Leggendo alcune delle opere di Colm Tóibín o Cormac McCarthy,
per esempio, si scopre come un lessico deliberatamente limitato possa produrre
un sorprendente pugno emotivo.

L’autorevole voce di Giorgio De Rienzo aveva
molto da dire a proposito di avverbi e aggettivi: Spesso
gli avverbi rallentano la scrittura, fino a renderla goffa. Cerchiamo allora di
farne un uso moderato. La possibilità di errore è quasi nulla. Al massimo ci
può capitare di adoperare un avverbio senza saperlo: ma è un male senza
conseguenze. Il rischio è invece di cadere in genericità espressive o peggio,
con l’intenzione d’ essere chic, di scivolare in fesserie. Se potessi farlo
cancellerei dai dizionari «vagamente»: è un avverbio impalpabile fino all’
inconsistenza. Anche gli avverbi, come gli aggettivi, possono avere forme
comparative e superlative, ma non bisogna esagerare. Si «va più lentamente» o
anche «lentissimamente». Si può urlare «più forte» e anche «fortissimamente».
Sono espressioni goffe; meglio sceglierne altre: «Vado il più piano possibile»,
«grido più forte che posso» vanno molto meglio.

Tutti questi autori, ognuno a modo proprio,
sottolineano che non è necessario che una prosa sia aulica per essere fruibile:
al contrario, la semplicità è spesso efficace in un testo narrativo moderno.

Greta Cerretti