Letture critiche – La dama delle lagune

Questa settimana all’interno della rubrica Letture Critiche parliamo di un autore italiano contemporaneo, Marcello Simoni, in particolare del suo ultimo romanzo “La dama delle lagune” pubblicato da ‘La nave di Teseo’ a marzo 2022. E lo faremo come sempre concentrando la nostra attenzione sugli aspetti di tecnica narrativa, trattando l’opera alla stregua di un mini corso di scrittura per comprendere cosa ha da insegnare all’aspirante autore.

La nostra prima osservazione riguarda il genere letterario: Marcello Simoni viene definito il maestro del thriller storico, un genere letterario che in Italia e nel mondo non conosce flessione. Da Dan Brown a Glenn Cooper, passando per Ken Follett, il filone gode di ottima salute nel settore e per questo motivo agenti ed editori accolgono sempre con entusiasmo un romanzo per il quale esiste un florido mercato dove collocarlo. Questo significa che è sufficiente scrivere un giallo storico per essere pubblicati? Assolutamente no. Marcello Simoni prima di essere autore di successo era archeologo e bibliotecario. Va da sé che tale formazione lo ha predisposto ad affrontare con rigore e scrupolo il lavoro necessario a costruire un’ambientazione credibile e accurata. Come diceva Umberto Eco: Innanzi tutto quello che mi affascina nello scrivere un romanzo è passare, come mi è capitato sinora, minimo sei anni e massimo otto a cercare fonti e a scoprire aspetti di un mondo lontano.

E qui entriamo nel secondo aspetto su cui vale la pena riflettere. Se in generale una buona ambientazione è la spina dorsale di ogni romanzo, ciò è due volte vero per un romanzo storico. Sempre citando Eco: il primo fine che mi pongo quando scrivo un romanzo storico, è di ignorare completamente il presente per cercare di capire quel mondo.  Ne “La dama delle lagune” il lavoro di studio e approfondimento svolto da Marcello Simoni si coglie in ogni pagina: dall’introduzione al glossario, dall’uso di termini specifici fino alla descrizione dei luoghi. Questa cura nello studio delle fonti è un tratto caratteristico della scrittura di Simoni, tratto che non approfondiamo in questa sede ma ben noto a chi ha letto le sue precedenti produzioni. Il luogo stesso dove Simoni ha scelto di ambientare il romanzo ne aumenta l’appeal, non soltanto perché si trova in Italia ma più di tutto perché l’autore “gioca in casa”: Simoni infatti è nato a Comacchio e nella Comaclum dell’Anno Domini 807 si svolgono le vicende di Gregorius, dell’abate Smaragdo, del vescovo Vitale e degli altri personaggi le cui vite si intrecciano in una tela fitta di colpi di scena. Con una doverosa nota l’autore ci informa che l’abitato di Comaclum si trovò davvero al centro di un conflitto armato tra l’impero franco e Venezia: da questo evento storico traggono ispirazione le vicende, poi romanzate. Agganciare quindi le peripezie dei nostri protagonisti a fatti realmente accaduti, come abbiamo già avuto modo di sottolineare in articoli precedenti  (come questo )si dimostra una decisione vincente.

Il terzo punto su cui ci soffermeremo è relativo a quello che abbiamo precedentemente definito “l’elemento esotico” (trovate i riferimenti  qui) i già citati “gabbiani di Goldman” nel romanzo “La verità sul caso Harry Quebert” ovvero quell’ingrediente peculiare che caratterizza in modo originale il libro rendendolo memorabile. Ne “La dama delle lagune” tale elemento esotico coincide con la teca dentro cui è custodito il corpo della misteriosa fanciulla. Sempre nella nota dell’autore, veniamo a conoscenza del fatto che simili teche di piombo sono state rinvenute nel passato, eppure si tratta di una nozione per lo più famliare agli addetti al settore e non al vasto pubblico. L’autore ci illustra l’utilizzo di simili sarcofagi e ci intriga spiegando come venissero impiegati per due ragioni principali: conservare meglio il cadavere oppure confinare al suo interno le anime inquiete. Sia l’elemento pragmatico (la conservazione) sia l’elemento esoterico (le anime inquiete) vengono declinati nel romanzo di Marcello Simoni. C’è spazio per chi vuole credere alla maledizione come per chi vuol vedere nell’effluvio dei fiori un effetto tossico letale. Quel che conta è agganciare il lettore, incuriosirlo, condurlo per mano da una pagina all’altra facendogli venire la voglia di proseguire e vedere come va a finire. E in quest’arte l’autore si dimostra davvero maestro.

Articolo di Greta Cerretti



“Leggo perché non so volare.”