Letture Critiche – La canzone di Achille di Madeleine Miller

Dopo la pausa estiva torna la rubrica di Letture Critiche con il romanzo di Madeline Miller “La canzone di Achille”.
Abbiamo già avuto modo di parlare qui del fertile filone delle rivisitazioni e riproposizioni del mito greco. In questa sede non entreremo nel merito della querelle sull’aderenza o meno de “La canzone di Achille” alla narrazione omerica (o alle altre narrazioni come l’Achilleide di Stazio) bensì, come di consueto, ci focalizzeremo sugli elementi di tecnica narrativa che il libro ci permette di approfondire. Se “Normal People”, come abbiamo sottolineato qui, può essere considerato la celebrazione dello show don’t tell, “La canzone di Achille” insegna quanto sia importante il PDV.
La Miller affida l’intera narrazione a Patroclo. E subito ci si domanda: come proseguirà il racconto una volta che Patroclo (lo sappiamo tutti) morirà? Come potremo seguire gli accadimenti se il nostro narratore è sceso agli Inferi? Molti autori, in simili circostanze, compiono un’operazione disastrosa: cambiano punto di vista. Si tratta di una manovra talmente disturbante per il lettore da poter essere considerata, senza pericolo di smentita, un errore.
La scelta del PDV è fondamentale prima di iniziare a scrivere la prima parola dell’incipit, perché da essa dipende l’intera storia.
Il narratore onnisciente è ampiamente in disuso nella narrativa moderna; oggi editori e lettori prediligono una terza persona con focalizzazione interna. Come autori non dobbiamo mai dimenticare che con questo tipo di PDV il narratore dice solo quello che sa il personaggio di cui adotta il punto di vista. Ci saranno accadimenti che non potranno essere mostrati, sentimenti che non potranno venire esplicitati. Patroclo non sa cosa pensa Achille, a meno che non sia lui a dirlo a voce alta; ogni evento di cui non è direttamente testimone gli viene riportato da altri che erano presenti al momento dei fatti. Su quello che provano o pensano gli altri potrà fare inferenze e supposizioni, le uniche affermazioni certe saranno sui propri pensieri e sentimenti. Dopo la morte Patroclo può proseguire il racconto poiché il suo corpo ancora non è stato cremato, e più tardi ancora perché le sue ceneri, pure fuse con quelle di Achille, non hanno ricevuto degna sepoltura in quanto il suo nome non è scolpito sulla lapide. Per i greci questo significava continuare a vagare senza requie, impossibilitati a entrare nell’Ade.
Tale ingegnoso escamotage dà la misura della competenza e dell’abilità di Madeleine Miller: ella coniuga la conoscenza del mondo antico con la capacità autoriale.
Se volete seguire il suo esempio verso un romanzo di successo, chiedetevi: Chi racconta questa storia? Il resto viene da sé.

Articolo di Greta Cerretti

 

                             Leggo perché non so volare.

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